Dal 18 maggio al 1° giugno Antonia Sant'Andrea ospita un display dedicato e una vetrina alla nuova collezione di Studio Nicholson. Per la Summer 26, il brand n parte da un’immagine precisa: strade polverose, spazi aperti, il vento caldo sulla pelle. Da questa sensazione geografica e fisica prende forma un guardaroba costruito intorno a fluidità e purezza, principi che rispecchiano la filosofia con cui Nick Wakeman ha fondato il brand nel 2010.
La campagna fotografica, scattata tra i paesaggi lunari di Lanzarote, è stata affidata all’artista britannico Kingsley Ifill e stampata con la tecnica tradizionale alla gelatina d’argento.
Il tessuto cardine della stagione è il cotone giapponese typewriter: lavato, traspirante e dalla texture quasi cartacea.
La collezione introduce inoltre il lino-viscosa slub, dalla mano vintage e dalla costruzione irregolare. “È un tessuto fantastico per una sartoria rilassata. L’idea di un materiale che riesca a creare capi davvero spontanei e speciali è profondamente sottovalutata.”
Le nuove lavorazioni del denim si accompagnano ad abiti leggeri e materici, con effetti scultorei, plissettature fluide e trattamenti spalmati sul lino.
In conversazione con Nick Wakeman, anima e founder del brand.
È la prima volta che Studio Nicholson collabora con Antonia. Cosa ha reso questo il momento e il luogo giusto per creare qualcosa di dedicato a Milano?
Antonia è da molti anni un partner importante per noi, questo progetto è sembrato un’evoluzione naturale del rapporto. Milano è una città straordinaria, con una clientela womenswear molto attenta e fedele al brand da tempo; per questo mi è sembrato sensato creare qualcosa di più ricercato e studiato all’interno dello store.
Le vostre campagne raccontano donne reali, dalla presenza forte e non convenzionale. In che modo si è evoluta la tua idea della “donna Studio Nicholson”?
Credo che la donna Studio Nicholson si sia evoluta insieme al brand. Non è mai stata un’idea rigida o definita, quanto piuttosto il tentativo di catturare la sensibilità delle donne reali: il loro atteggiamento, la loro individualità, il modo in cui scelgono di vestirsi per sé stesse. È qualcosa in continua trasformazione, che continuiamo a esplorare stagione dopo stagione.
Hai detto: “Mi piacciono gli abiti, non la moda”, una distinzione piuttosto netta. Come la spiegheresti a qualcuno che si avvicina ora al settore?
Provengo da una formazione legata al tessile, quindi per me tutto parte sempre dal tessuto: come si percepisce al tatto, come si muove sul corpo, come definisce la struttura di un capo. La “moda” può significare molte cose, ma nella sua essenza più pura riguarda i materiali e la costruzione. Si tratta di scegliere il tessuto giusto, con le proprietà giuste, per rendere un capo il migliore possibile.
Guardando al futuro, c’è qualcosa che non hai ancora fatto con Studio Nicholson e che vorresti esplorare?
Il cuore di Studio Nicholson è sempre stato la costruzione di un guardaroba attraverso tessuti eccellenti e capi pensati con intenzione. Guardando avanti, stiamo esplorando il modo di applicare questa visione a una dimensione più lifestyle: accessori morbidi, homeware, una proposta più ampia di pelletteria e così via. Quest’anno, ad esempio, abbiamo lanciato una collaborazione con il brand tessile giapponese ECHAPPER: una capsule botanicamente tinta pensata per il tempo domestico, un progetto che per me ha rappresentato una direzione particolarmente stimolante.
























